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Crescere con l’Aikido

di Flaviana  Calignano

"Dite:

è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.

Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi,

inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è quello che più stanca, è piuttosto il fatto di essere

obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli."

tratto da È faticoso frequentare i bambini di J.Korczak

 

…Un tatami, quattro piccoli ometti, due donne e le loro hakama. Così, 5 anni fa, iniziò il mio duro e meraviglioso viaggio verso la vera consapevolezza della mia pratica, del mio Io. È sorprendente constatare come persone così piccole possano far nascere tante preoccupazioni in cinture nere così “grandi ed enormi” ai loro sguardi. I bambini conoscono coloro che li circondano, i loro umori, le loro abitudini, le loro debolezze. Sono in grado di sentire la benevolenza, di indovinare l’ipocrisia, di afferrare al volo il ridicolo. Leggono in faccia, come il marinaio predice il tempo osservando il cielo. Il bambino pensa non meno e non peggio degli adulti, solo in maniera diversa: pensa con il sentimento, non con l’intelletto. Per questo è così difficile comunicare con i bambini, per questo non c’è un’arte più difficile che parlare ai bambini. Il processo educativo diviene, con loro, un processo di educazione reciproca. Il bambino migliora l’educatore, lo istruisce, gli insegna come conoscerlo e rispettarlo e lo aiuta a riscoprire il bambino che è in lui: “Tu stesso, educatore, sei un bambino che devi imparare a conoscere “(J. Korczak).

 

L’Aikido è un’arte caleidoscopica che permette a ciascuno di cercare, trovare e percorrere, attraverso la pazienza e la costanza, un sentiero che può portare ad un equilibrio che è soprattutto benessere. Quando questa meravigliosa Arte e il mondo dei bambini si incontrano, nasce un dialogo che è fonte di continue scoperte e crescite personali per tutti, Maestri e bambini. Quante volte ci diamo delle giustificazioni, troviamo scuse per non praticare in seiza. Poi, un giorno, arriva un bambino che ti chiede “Posso fare la ‘mossa’ con te, Maestra?”. Ti metti in seiza per porti alla sua altezza e, senza accorgertene, quella posizione così scomoda e dolorosa per le ginocchia, diviene un dolce gioco tra te e loro che migliora, modifica costantemente e inconsapevolmente, la tua pratica. Spesso, ahimè, mi sono trovata dinanzi bambini con problemi motori, eccessiva aggressività o timidezza, pieni di paure e sfiducia in stessi. È così strano vedere nei bambini i problemi degli adulti. Ci dimentichiamo del nostro passato da bambini e crediamo che per loro sia tutto bello e facile, presi dai nostri conflitti, non li ascoltiamo. Loro, invece, non sono altro che il nostro specchio e dobbiamo imparare a guardarci e ad aiutarci a vicenda.

Se ci soffermiamo un attimo a considerare che oggi i bambini hanno sempre meno possibilità di giocare liberamente, che sperimentano già da piccoli situazioni sportive fortemente strutturate e specializzate, come la scherma, il nuoto…, e che gli spazi di vita in cui vivono sono così chiusi e ristretti, è facile spiegarsi come mai oggi i bambini e i ragazzi arrivino ad esprimere delle modalità corporee un po' impacciate: una vera e propria difficoltà a prendere la misura del proprio corpo che si muove nello spazio. Ecco allora che il compito che si pone dinanzi a noi Maestri ci porta a dover entrare in contatto con la base dell’Aikido, spesso considerata noiosa dagli adulti eppure così fondamentale, che attraverso la relazione con l'altro e con una serie di movimenti ampi e completi che attraversano tutte le possibilità corporee, aiuta i bambini e fa riscoprire all’adulto la stupenda sensazione di sentirsi e prendere coscienza di se stessi nella dinamicità del movimento.

I bambini, poi, attraverso l’Aikido affrontano i temi della vita in un formato a loro possibile e congeniale, senza che ne escano sopraffatti da conseguenze che non riuscirebbero a controllare. I bambini infatti sono spaventati dalla loro aggressività. Ho inserito come gioco durante la lezione la lotta di sumo. Incredibile gli effetti positivi che questa simulazione ha avuto sui bambini: non solo ha permesso loro di far proprie le regole fondamentali dell’Aikido ma, tranquillizzati per la presenza di un adulto e di regole chiare, li ha portati a sperimentare tantissimi lati di sé, senza correre dei rischi grazie ad un patto esplicito di reciprocità. Un patto, questo, che praticando con i bambini diviene sempre più visibile e importante e che non dovrebbe mai mancare in un Dojo: ci si permette a vicenda di sperimentarsi nella tecnica con la disponibilità di concedere all'altro di fare altrettanto accogliendo l'errore con pazienza, perché questo dona possibilità di imparare ad entrambi. La reciprocità è un valore fondamentale per chi pratica.

L'Aikido è un'arte che ha molti modi per essere espressa, molti modi di essere praticata. È un'arte generosa che fa trovare, a chi cerca, più tesori: chi ha un temperamento inquieto trova modo di concentrarsi, chi ha forti timidezze impara gradualmente ad affrontarle, chi si sente debole trova i propri punti di forza. La pratica con i bambini aiuta a rendere più dolce e divertente, ma non per questo meno faticoso, questo difficile viaggio verso se stessi.